Mese di sensibilizzazione per la perdita e le differenze degli arti

Aprile è un mese speciale per noi: è il Mese della Consapevolezza della Perdita e della Differenza degli Arti.

Perdere una parte del proprio corpo, come una o entrambe le gambe, rappresenta un momento cruciale che richiede una rielaborazione dell’identità e del percorso di vita. È un’esperienza difficile che ogni anno coinvolge migliaia di persone in Italia. Oggi vogliamo celebrarlo dedicandolo a tutti coloro che straordinariamente affrontano e superano ostacoli ogni giorno per tornare a una vita normale!

Mese di sensibilizzazione per la perdita e le differenze degli arti

LLLDAM di cosa si tratta?

Il Limb Loss and Limb Difference Awareness Month (LLLDAM) è stato creato dalla Amputee Coalition 14 anni fa con lo scopo di aumentare la consapevolezza sul tema della perdita e della differenza degli arti ed è simboleggiato dal colore arancione.

Per perdita di un arto si intende la condizione per cui una parte del corpo è stata persa o rimossa tramite amputazione mentre per differenza degli arti ci si riferisce alla mancanza di arti (braccia e gambe) dovuta a un’assenza parziale o completa o a un malfunzionamento.

La situazione in Italia

In Italia ci sono 4,1 milioni di persone con disabilità (Censis, 2010). Di queste, 1.200.000 hanno disabilità motorie, secondo i dati dell’ISTAT. Tra questi, si stima che circa 200.000 siano amputati di arto inferiore. Dell’80% di questa categoria, costituito principalmente da anziani, le amputazioni sono principalmente dovute a problemi diabetici o vascolari. Il 10% sono adulti di mezza età, spesso vittime di incidenti sul lavoro, mentre il restante 10% sono giovani colpiti da incidenti stradali o altre cause.

Alberto Momoli, direttore dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Vicenza e presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT), afferma che in Italia si registrano circa 15.000 amputazioni degli arti inferiori ogni anno. Le cause e i tipi di amputazione variano notevolmente: la maggior parte è di natura patologica, con il 60-70% dei casi dovuti a patologie vascolari, come le vasculopatie periferiche e le ostruzioni degli arti inferiori legate al diabete. Tra il 20 e il 25% delle amputazioni è di origine traumatica, con una maggiore incidenza nelle regioni ad alta intensità industriale, oltre ai traumi stradali. Altre cause includono alcuni tumori e patologie congenite (Il Messaggero, 2024).

Il percorso di riabilitazione dopo la perdita di uno o entrambi gli arti è lungo e complesso. Tuttavia, nonostante le sfide psicologiche e fisiche, molti pazienti riescono a recuperare una buona, se non ottima, qualità di vita. Ci sono casi come quello del pilota Alessandro Zanardi, che dopo un grave incidente in Germania ventitré anni fa, ha vinto medaglie alle Paralimpiadi di Londra nel 2012 e di Rio de Janeiro nel 2016 nell’handcycling. Un altro caso è quello della giovanissima Bebe Vio che in seguito ad una meningite ha perso arti superiori e inferiori e oggi è campionessa paralimpica, mondiale ed europea in carica di fioretto individuale paralimpico. La schermitrice italiana, un modello di ispirazione per tanti giovani, ci tiene sempre a ricordare che “Essere speciali significa riuscire a far capire che il punto debole diventa quello di cui vai più fiero”.

I fattori di rischio

L’identificazione dei fattori di rischio è fondamentale per prevenire le amputazioni, dato che le malattie vascolari sono la causa principale di questa condizione. Le malattie vascolari, come il diabete e la malattia arteriosa-periferica, sono responsabili della maggior parte delle amputazioni. Per prevenire le malattie vascolari, è essenziale adottare una dieta sana e praticare attività fisica per mantenere un peso corretto e abbassare la pressione sanguigna. Per i soggetti con patologie vascolari già esistenti, una corretta gestione delle lesioni e delle ferite è indispensabile per evitare la necessità di amputazioni.